sabato 28 maggio 2022

CASAŊOVE 9 giugno 2022 Roma

CASAŊOVE è un luogo di Transito dell’Arte e Nome del Progetto stesso.
Nove artisti, 9 Artefici di una vocazione inarrestabile. Nessuna colpa.
Di Daniela Zannetti e Carlo Marchetti
Raimondo Bonamici, Cecilia De Paolis, Ugo Lo Pinto,
Carlo Marchetti, Claudio Marini, Mario Nalli, Paolo Romani,
Stefano Trappolini, Daniela Zannetti #9.
Anche l’Arte è un “grande seduttore” come Casanova, il cui richiamo omofonico nel progetto appare un mal sentito che attrae tuttavia, come il romanesco ‘casanova’, per indicare un nuovo spazio dedicato alla seduzione dell’arte. Boudoir e fumoir nella doppia esposizione, in città, e fuori città, per mantenere un dialogo tra interno ed esterno, e altre significative e necessarie dualità.
Così come nei giochi di parole, la doppia consultazione di I:Ching origina il logo, e diversi claim dell’evento sulla lettura stessa delle linee dell’esagramma 1 “Il creativo”,
dell’esagramma 2 “ Il Ricettivo” e della risolutezza (43). 
Nell’ispirazione dell’artista e del suo atto creativo, nella fermezza della sua visione,
la risolutezza dell’agire che non comporta alcuna colpa. Nessuna colpa. Cosiddetto mal d’arte che filtra da ogni linea del logo: come i lavori degli artisti filtrano luce e materia e
disseminano l’arte.
Il Transito di Artisti raccoglie nei luoghi individuati, negli studi d’artista tutta la vitalità germinativa dell’Arte, presenta nel display finale di CASAŊOVE il suo percorso e, con esso tutta l’esperienza energetica che se ne può trarre.
Artisti diversi per generazione, cultura e sintassi, associati però da un comune orientamento che li induce a consacrare l’arte nella liturgia dell’incontro. Aktionen prima ancora che mercato; con cifre stilistiche e poetiche frutto di un perenne corpo a corpo con l’arte, “come limite iniziale del possibile” (G. Celant); perenne atto di investigazione: di smuovere il pensiero, “di ripulire lo sguardo” (R.Tambor) .

Il Luogo e il Transito
‘CASAŊOVE’ nasce nell’idea di rigenerare una casa romana in centro (in direzione P.zza del
Popolo), interno nove appunto, e di allestire un’esposizione di Arte contemporanea legata ad una seconda esposizione nel Casale d’Artista OperaDomus di Carlo Marchetti, fuori città.
Si prosegue nel concept della Casa d'artista, del manifesto collettivo di autori legati da
rapporti amicali ed artistici degli eventi del 2020, e attorno alle visite negli studi d’artista
compiute per imbastire il nesso della nuova ricerca; luoghi diffusi e non, dove tra rigore o
caos, e miscellanee di colori, materie - pigmenti tele lastre carte e tessuti - e i profumi si
sprigiona l’artista e l’uomo nella dimensione più intima. L’azione col proprio metodo di
indagine. Accade di assistere alla trasmutazione del pensiero nell’arte e viceversa in
frequenze. Accadono performance, e condivisioni: un acquerello di prima mano, l’affaccio nei vuoti delle opere sagome, il passaggio tra le mani di un ‘ objet relique ’, lo shading del nero, lo scatto fotografico al feticcio d’artista.

Sovente nelle conversazioni si affacciano nomi di risonanti muse, si distinguono quelle
correnti madri, matrici operanti nel flusso temporale dell’informale, cliché di effetti, sulle
cifre stilistiche fino al momento dello scarto (da essi), al proprio linguaggio. Figli della
‘pittura italiana’, gli Artisti di “CASAŊOVE” costituiscono così una micro collettività.
Figli dei byte con l’approssimarsi di ‘avatar e scanner’: sagome come ‘moduli’ viaggianti - magari internauti - arte che attraversa, che gioca il verso, in arancio acceso, colature e
informale segnico direttamente nelle repliche, come di ‘sigilli di garanzia’ (StefanoTrappolini).
E scandagli di luce tonale sui profumi dell’aurora come fibre di colori puri, retroilluminati. Contemplazione mistica del respiro del mondo, ritorno al senso vitale tramite il divino incarnato nella luce, conquistando il corpo a corpo con una tecnica ad olio, scartata,ingestibile, infine accettata
(Mario Nalli); cionondimeno fibre botaniche, haiku fotografici e mondo minerale: rocce frattali, rigorosamente in bianco e nero, scatti dell’istante atteso,dell’incanto, nel lungo corso di una ricerca fotografica dell’apparizione (Paolo Romani).
Una nuova comunicazione nell’informale segnico e direttamente negli oggetti: antropologica tensione di Hard_work nella ri - vestizione di un'umanità, perenne dispersa, riacciuffata nella moltitudine di assenze, memory dress e paesaggi interiori. Allestimenti in cui abiti e tessuti recuperati diventano vibranti scale cromatiche (Carlo Marchetti); totale assenza del corpo di cui il solo bustier clessidra resta e vigila un tempo altro, sconfina in dimensioni fantastiche e altri mondi abit-ati e abitabili, rielaborati in post produzioni fotografiche (Cecilia De Paolis, Ugo Lo Pinto).
La cifra materica, poi. Molto prima della rappresentazione è materia lavorata, stratificata,
drappeggiata con potente espressività cromatica e maestria, interviene in ricomposizioni di memoria intrisa di speranza e slancio vitale, a tratti divertita, al lancinante grido dei drammi umani, più spesso collettivi in un riordino del caos di conforto all’orrore dilagante (Claudio Marini). E arte minima inconclusa, prolifica di abbandoni, scranni imbottiti, devoti storyteller, casotti, teche: dai collé di carte, cartamodelli e tessuti alla manipolazione digitale per mantenere l’impulso visionario (Daniela Zannetti).
E, se in principio l’alba era delle immagini, dall'idea di quadro e di superficie dipintas’astraggono poetiche, nella frattura del monocromo si individuano nuovi campi di indagine: il vuoto e il pieno dello spazio e l’arte si dissemina: un corrispettivo interiore di rara eleganza e tuttavia significante sul fondo di Monologhi, Maree e stormi di ‘Nero roma’ (Raimondo Bonamici).
Tutti gli artisti concretano nuove realtà. Perciò nessuna colpa.

Timeline degli appuntamenti
L’Opening urbana capitolina 9 giugno 2022 ore 19:00

Via Cola di Rienzo, 190 scala B - interno nove
(quinto piano)
Roma
L’Opening extra urbana 2 luglio 2022 ore 17:00
Via degli Aranci 1, Velletri/Cisterna
Ending urbana 23 giugno
Ending extra urbana 17 luglio
Con l’opening inaugurale, le esposizioni resteranno aperte nei fine settimana, e su
appuntamento nei restanti giorni.
Info: 
“Artisti in transito” Sitnewsfeel@gmail.com 
Carlo Marchetti, 339 238 8942 (ewhatsapp)


 

                                           

                           
                                   
                                           CARLO MARCHETTI                           RAIMONDO BONAMICI

martedì 20 luglio 2021

RAIMONDO BONAMICI per CLAUDIO MARINI

 

RAIMONDO BONAMICI

per

 CLAUDIO MARINI

T h e   b l a c k    e s s e n t i a l



Raimondo Bonamici ha studiato lo spazio verde dell’ habitat  di Claudio Marini, dove il progetto di rigenerazione di due pareti prende vita ricercando le sensazioni che lo stesso può trasmettere.

La forma nera diviene ancora una volta mezzo di  espressione pura, mentre di ogni singola cromia rimane il bianco.

In questo modo in base alla disposizione, il nero genera diverse possibilità di interpretazione e trasmissione sensoriale ed emotiva dello spazio, il colore nero  rappresenta l’elemento centrale del lavoro, alla base dell’opera la volontà di modificare la percezione dello spazio attraverso l’interazione delle tinte blu oltremare, presenti al fine di creare una nuova visione. Il progetto è infatti caratterizzato da una duplice percezione, bidimensionale e tridimensionale.

Velletri 2021












GIULIO TURCATO, COLORI MAI VISTI.

 


Castello di Santa Severa




Dal 2 luglio al 3 ottobre, il Castello di Santa Severa, spazio della Regione Lazio gestito dalla società regionale LAZIOcrea in collaborazione con il Comune di Santa Marinella, ospita la mostra Giulio Turcato. Colori mai visti, a cura di Silvia Pegoraro, un progetto della Galleria d’Arte Marchetti di Roma con l’Archivio dell’opera di Giulio Turcato, promosso dalla Regione con l’organizzazione di LAZIOcrea.

La mostra approda al Castello ampliata e arricchita di opere di notevole importanza storica e di grande impatto visivo, tra cui Rivolta del 1949, il Deserto dei Tartari del 1956 e Tranquillanti per il mondo del 1961. In esposizione 30 dipinti, a delineare un percorso lungo la parabola creativa dell’artista fra i più significativi interpreti dell’astrattismo europeo e uno dei più importanti esponenti dell’avanguardia postbellica italiana: dalla figurazione stilizzante dei Comizi e delle “Venezie”, all’astrazione “informale” dei Reticoli e dei Desertici, dalla geniale creazione delle Superfici lunari, alla giocosa “cartografia” di Itinerari e Arcipelaghi, fino al sontuoso e sensuale luminismo dei Cangianti. Apre il percorso l’opera cronologicamente più precoce presente nell’Archivio Turcato: l’inedito dipinto bifronte del 1928-1930, su un lato del quale un giovanissimo Giulio Turcato dipinge un Interno, e sull’altro un Porto. A concludere il percorso, l’ultima opera pittorica di Turcato: Dune, del 1992, che con la sua straordinaria qualità e raffinatezza testimonia la forza creativa conservata dall’artista fino ai suoi ultimi anni.

La mostra costituisce un affascinante viaggio lungo tutto il percorso artistico di Turcato che ci svela la freschezza e l’inesauribile curiosità del suo spirito di ricerca, quella sorta di nomadismo interiore che lo stesso artista ha descritto in un passo del suo scritto Autoritratto (1981): Mi piace camminare in mezzo alla gente, e tutto quello che succede è il mio programma.

Turcato ha arricchito il ‘900 artistico del proprio inimitabile linguaggio, trovando nella forma-colore la ragione di una ricerca inesausta, di una sperimentazione durata sino ai suoi ultimissimi anni di vita. Ha fatto della sua arte un codice per interpretare il mondo in tutti i suoi aspetti, dalla biologia all’entomologia, dalla fisica all’astronomia. Il suo spirito di esplorazione intellettuale gli ha permesso di conseguire una cifra espressiva unica e inconfondibile nel panorama dell’arte moderna e contemporanea, sempre seguendo il suo vero demone, il colore. Come scrive lo stesso artista, nel 1977: I colori sono la nostra libertà/ investono la materia e la trasformano/ la nostra fantasia è realtà nuova.

30 giugno 2021

GIULIO TURCATO   1912 - 1995

 


domenica 5 maggio 2019

Raimondo Bonamici. Silva Centro Arquitetos



The black essential



In my opinion, the opposition before us should be further underlined, namely that caused by the coexistence of a synthetic material and a form so full of symbolic meanings that allude to the birth and development of organic and spiritual life on our planet. Through this contiguity Bonamici attempts to establish an ideal linearity between what was the result of the original biochemical synthesis derived from the development of man's intellectual and manufacturing capacities. This continuity is further confirmed by the almost exclusive use of colours such as white and black. They lead back to a primordial elementarity. Black and white are in fact the two extreme poles of the chromatic scale, darkness and light, which for many peoples is the first colour, is linked to the principle of life. In Bonamici's work there is a tension that is precisely the result of this coexistence of elements, materials and forms profoundly different in their origin, among which we do not try to reconcile opposites, but a real regenerative osmosis Bonamici does not simply adapt to this, his is a passive position, as much as it is aimed at understanding his own reactions, the possible dynamics in the face of the novelty that from time to time imposes itself on personal experience. This has always been one of the most important characteristics of Bonamici's artistic research, played on the necessity of autonomous discovery, never willing to submit to an a priori that has not been filtered by his own reflection. Through this tension we look for the lowest common denominator that keeps things and man together throughout history (…)



The black essential

April 8 - May 27 - 2019

Silva Centro Arquitetos ASC A99 - Porto

Rua  da  Firmeza, 370
4000  PORTO,  PORTUGAL









martedì 23 ottobre 2018

L’INTERVISTA - HAEBEL & IL FRATTALISMO.


HAEBEL - “Isola” - Gesso su lavagna - 1987

IL CAOS CREATIVO - INCHIESTA ARTE E FRATTALISMO 

A cura di ANTONIO FRESA

Arte e Scienza possono convivere, collaborare, integrarsi? Un’indagine compiuta a livello internazionale rivela le “potenzialità” del frattale. E’ il primo passo di un’interazione o una vera e propria svolta? I protagonisti raccontano…

L’INTERVISTA
HAEBEL & IL FRATTALISMO

FRACTUS ERGO SUM
CONVERSAZIONE A TUTTO CAMPO SU FRATTALISMO E DINTORNI COL MAGGIORE ESPONENTE ITALIANO DI QUESTA CORRENTE ARTISTICA..

I Frattali e l’Arte. Come si articola questo “strano” rapporto?
Non sempre il mio percorso artistico coincide con quello delle altre personalità del settore, i cui itinerari sono illustrati nel libro “Fractus” da me curato. Per quanto mi riguarda, non penso che il rapporto tra frattali ed arte sia strano. L’arte può essere messa in relazione a qualsiasi altra disciplina, purché ci siano alla base contenuti trasferibili. La giovane geometria frattale si è affermata come strumento di simulazione, mediante modelli teorici visualizzati, con forme similari a quelle della natura; la mia attenzione si è accentrata sulla possibilità di penetrare in “altre” dimensioni - come è noto la geometria frattale, a differenza di quella euclidea , concepisce dimensioni di grado frazionario e non intero. Inoltre, è stato per me motivo di stupore il comportamento catalizzante degli attrattori che, primeggiando nel caso, determinano forme d’ordine: ad esempio, si pensi ad immagini che si arrotolano, in pieghe entro pieghe, fino all’infinito. Ai fini della trasposizione e la rappresentazione delle immagini che ho mutuato dalla geometria frattale, faccio sovente riferimento a elementi e a figure che, pur propagandosi all’infinito, si ripetono in una commistione tra ordine e caos, quasi rinnovandosi ogni volta a nuova vita.

La vecchia ma sempre irrisolta polemica delle due culture può trovare con l’avvento del frattalismo un significativo punto d’intesa?

Non è il caso di ripercorrere qui la storia dell’arte e delle scienze; è sufficiente ricordare che, nel corso del tempo, le due culture hanno sempre assunto un atteggiamento prevaricatorio. Quando sono poi emerse le possibilità per una fattiva collaborazione, si è stabilito un “dialogo tra sordi”. Oggi, le scienze stanno mettendo a punto scoperte che coinvolgono tutto lo scibile umano e che modificano l’attuale realtà grazie all’utilizzo del computer grafico che ha la capacità di trasformare il progetto matematico in immagini. Tale aspetto è, a mio parere, la nuova e piò importante scoperta culturale emersa negli ultimi tempi. L’ arte, invece, vantando uno specifico intoccabile e fondando il suo statuto sull’immaginario, ha sempre rifiutato l’uso del computer, anche solo come strumento di conoscenza. La geometria frattale, per le sue molteplici implicazioni, ha trovato rispondenza anche nel campo dell’estetica sia per lo studio di forme naturali che di nuove e insospettabili situazioni spaziali. Tutto cjò ha favorito la possibilità di un significativo punto d’intesa tra attività artistica e scientifica ed ha anche consentito di avviare un progetto in comune: dare senso alla trasformazione della realtà, scambiandosi influenze reciproche, pur rimanendo autonome. Tali presupposti non bastano, essendo necessarie idonee strutture e l’integrazione trans-disciplinare per la realizzazione di questo progetto. Il “laboratorio dell’arte”, come quello scientifico, dovrebbe uscire dal suo ambito chiuso e isolato per avvalersi dei mezzi tecnologici e dell’esperienza di operatori specifici e di varie aree culturali. 

E’ possibile interpretare il frattalismo come la sintesi della multimedialità della cultura contemporanea? 

Ritengo che si possa fare cultura con qualsiasi modalità, purché vi sia integrazione tra valori trasferiti e mezzi espressivi. Perciò l’introduzione della multimedialità nella cultura contemporanea rappresenta senz’altro un passo avanti per l’esplorazione di nuovi orizzonti per le arti visive. L’esperienza frattale rappresenta il punto di incontro tra la creatività umana e l’intelligenza artificiale. Il suo trasferimento in campo artistico ha bisogno di espansioni diverse che soltanto tecnologie avanzate possono visualizzare.

La realtà virtuale, di cui tanto si parla, può trovare nel frattalismo un momento di incontro (al tempo stesso artistico e scientifico)?

Non è difficile in queste due nuove realtà riscontrare dei punti in comune, anche se il loro cammino è ancora parallelo. Sicuramente in futuro le due esperienze si potranno in qualche modo complementare. Il calcolatore, ad esempio, ha la possibilità di trasformare il progetto matematico in immagini e permette di verificare e approfondire non solo il visibile ma di rivelare anche il non percettibile. L’attuale parallelismo è dovuto alla loro svolta concettuale: mentre il virtuale elabora nel puro campo dell’immaginario, il frattalismo, pur partendo dagli stessi presupposti, si attiene all’analisi della struttura della natura e quindi più strettamente alla realtà. Un punto di contatto tra realtà virtuale e frattalismo potrebbe perciò essere rappresentato dalla creatività dell’artista. L’aspetto scientifico è invece ancora tutto da esplorare e perciò è difficile fare previsioni. 

Caos e Frattalismo è possibile conciliare la questione “filosofica” dell’indeterminazione? 

Debbo subito evidenziare che il mio razionalismo intellettuale è fortemente attratto dal rigore delle discipline scientifiche dalle quali mi è possibile trarre quelle certezze conoscitive che mi danno la tranquillità di agire e operare. Questa esigenza è attualmente emersa in modo prepotente e, da ogni parte, si stanno formando correnti di pensiero che analizzano le nuove realtà determinate dalle recenti scoperte scientifiche e tecnologiche. Ciò giustifica il progetto artistico di riconciliazione con le scienze che in sintesi può articolarsi nelle seguenti argomentazioni: volontà di acquisire certezze per uscire dalle innumerevoli indeterminazioni che ci circondano; rifondazione culturale del sapere; aperture trans-disciplinari; sperimentalismo con l’uso di strumenti tecnologici. Come già detto, il caos coesiste con l’ordine come l’ordine col caos. La geometria frattale sta indagando su questo aspetto poiché studia, attraverso sistemi complessi, i processi caotici e la loro stabilizzazione. La geometria frattale ci dà la possibilità di indagare i confini del “perfetto-imperfetto” (frontiera del caos), penetrandone, attraverso i concetti della ripetitività e dell’autosomiglianza, i misteri ad essi connessi ed esaltando le nostre possibilità percettive. Altrettanto entusiasmante è l’”avventura spaziale” che si ottiene dallo studio degli attrattori caotici; anche tale indagine ci porta alla coscienza dell’ordinabilità del caos, associata al concetto dell’equilibrio tra ordine e disordine, tra il conoscibile e l’ignoto. 

Il frattalismo è un fenomeno avvertito e vissuto su scala internazionale? Quali sono in questo senso gli esempi più concreti?

Sono lieto di tale domanda, in quanto mi è data la possibilità non solo di esporre
Il mio convincimento operativo sulla ormai estesa divulgazione del pensiero frattale nel campo artistico, ma anche di far serenamente riferimento al libro “Fractus” da me curato, nel quale sono esposte numerose e qualificate testimonianze di questo fenomeno. Ho evidenziato un ampio ventaglio operativo di artisti internazionali che ho avuto il piacere di contattare nel corso della mia ricerca. Il criterio di scelta deriva esclusivamente dall’intenzione di mettere in evidenza le possibilità di applicazione sul piano estetico dei principi della nuova geometria. Nel volume ho aggiunto numerose testimonianze di autorevoli personalità e ho evitato ogni commento, non per una questione di comodo, ma affinché, attraverso la lettura, ognuno possa trarre le proprie conclusioni. Ritengo ingeneroso citare degli esempi, in quanto gli artisti e i gruppi -dal Brasile alla Francia , dall’America alla Germania - hanno espresso una scelta di aspetti particolari nel mondo frattale, in funzione del loro sentire e della loro capacità artistica che si è naturalmente risolta nell’accogliere metodologie diverse.

Pubblicato da: “ARTE & CARTE” - Anno III - N° 11 - Marzo/Aprile 1993

Il Mezzogiorno Editore - Napoli



 Camera luminosa 4000 x 4000 x 4000 cm, ferro tubolare,
                  giunti snodabili, plexiglass, specchi, pannelli in forex 1997, opera dispersa.


ISTITUTO ITALIANO PER GLI STUDI FILOSOFICI
COMITATO NAPOLETANO DELLA SOCIETA’ DANTE ALIGHIERI

Palazzo Serra di Cassano
Napoli - Via Monte di Dio,14

INTERVISTA A HAEBEL
Protagonista dell’arte frattale in Italia

di Giudi Scotto Rosato

L’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici (Via Monte di Dio, 14 – Napoli) ospiterà il 5 ottobre la presentazione della monografia: Haebel: dal nucleare al frattale 1953/2003 a cura di Domenico Natale. Sarà presente l’artista che esporrà le sue opere. Relatori: Luigi Campanella, Domenico Natale, Giudi Scotto Rosato, Presiede Matteo D’Ambrosio. Seguirà alla presentazione una esibizione di musica frattale.


STRALCIO DALL’INTERVISTA

Mi racconta il percorso attraverso il quale è approdato alla geometria frattale?

Meraviglia, curiosità, e casualità costituiscono il motore del mio percorso, mi sono sempre interessato di varie geometrie, ma il punto di svolta è stato la lettura del libricino di Benoit Mandelbrot Gli oggetti frattali. Forma, caso e dimensioni.Lo feci con molta attenzione e mi accorsi che c’era qualcosa importante, di rivoluzionario; finalmente una geometria in grado di penetrare in “altre” dimensioni, concependo a differenza di quella euclidea, dimensioni di valore frazionario e non intero. In particolare, lavorando al computer grafico, verificai che il segmento AB – definito da un numero intero – si allungava e si accorciava se iterato con numeri decimali, ripeto, siccome sono curioso, cominciai a fare delle prove, degli esperimenti e ogni volta che inserivo nell’algoritmo delle cifre frazionarie il segmento si dilatava, creando delle forme interne simili a cunei; allora capii che veramente avevo imbroccato una strada nuova, inusitata. La geometria euclidea non mi dava alternative: il segmento AB è bidimensionale e basta, mentre il frattalismo mi permise di trovare forme diverse. In seguito a questi studi, decisi di conoscere Mandelbrot per confrontarmi direttamente con lui. Lo incontrai alla Accademia dei Lincei a Roma e parlargli fu per me estremamente fecondo: mi descrisse le incredibili potenzialità della geometria frattale, mi incoraggiò e autografò anche una copia del libro che stavo scrivendo in quel periodo. Il colloquio mi consentì di comprendere la “grandezza” dell’uomo e la straordinarietà della sua scoperta…


Il suo incontro con gli studi di Mandelbrot, quindi con la formalizzazione scientifica della geometria frattale ha costituito un incipit o piuttosto un input per la metabolizzazione di questo nuovo campo metaforico attraverso il quale filtrare la realtà?

…La metabolizzazione è soprattutto scattata con la conoscenza degli studi di Mandelbrot che mi hanno permesso di capire quanto il mio lavoro precedente fosse frattale. Nelle ricerche sull’Onda, ci sono ad esempio delle modalità omotetiche che potrebbero essere definite paleo-frattali, insomma, sono sempre stato frattale inconsapevolmente. Mandelbrot ha scoperto il mondo dei frattali in quanto uomo di scuenza, io ho incrociato la sua strada seguendo, fidandomi della mia sensibilità di artista ; fin dagli anni dell’Accademia, ho orientato la mia pittura verso l’inusitato, la novità…ma mai fine a se stessa. E, incanalato in questa direzione, ho iniziato a percepire i sintomi di un nuovo paradigma. Spinto dalla possibilità di realizzare inconsueti progetti, ho sempre ricercato inediti strumenti attraverso i quali filtrare la realtà. Quando ho letto il libro di Mandelbrot, ho potuto “formalizzare” la mia posizione di artista, acquistando la consapevolezza di avere un’anima frattalista, vale a dire non solo ho vissuto, ho avvertito i cambiamenti in atto, ma li ho anche conosciuti.

Qual è il ruolo della creatività nell’arte frattale?

La componente scientifica è presente nel mio lavoro solo nella fase dello studio, ossia nel progetto analitico di tipo matematico, a me interessa rilevare quali meccanismi scattano quando compio determinate operazioni, cogliere l’idea iniziale; il mio obiettivo non è riprodurre l’immagine realizzata dal computer, ma partire da essa, tradurre in termini artistici quella che è soltanto una “parvenza embrionale” prodotta dal calcolatore. Dopo la fase dello studio, mi metto alla tela e faccio l’artista, l’atto creativo non è assolutamente mortificato in quanto rimane protagonista indiscusso del mio operato. Io certamente mutuo dalla più sofisticata logica della scienza importanti concetti, tuttavia le finalità e in parte anche le metodologie restano differenti, per me sarebbe impossibile ripetere un quadro, mentre la ripetitività è un valore fondante dell’operato scientifico. Il momento analitico costituisce esclusivamente un’esperienza sulla base della quale compio le mie scelte artistiche, creative. Attraverso la geometria frattale, l’artista non rappresenta semplicemente o efficacemente la natura, bensì crea il suo contenuto di rappresentazione…

Dunque non è limitante in termini di creatività , il ruolo funzionale del computer?

Ho elaborato un approccio personale e soggettivo al frattalismo, coniugando le opportunità offerte dai nuovi mezzi tecnici con il lavoro più intensamente pittorico. Non penso che sia limitante realizzare un quadro anche attraverso l’utilizzo del computer. Anzi, nella mia esperienza di artista, questo strumento ha costituito un valore aggiunto. Modificando i parametri di partenza dell’algoritmo, si costruiscono forme inedite e diverse: “navigo” al loro interno sino a coglierne i punti di maggiore suggestione e valenza immaginifica, e da questi realizzo pittoricamente i soggetti, filtrandoli attraverso la mia esperienza, la mia sensibilità, la mia creatività…

Qual è il futuro dell’arte frattale? Ci sono i presupposti per abbandonare definitivamente i confini distintivi che hanno caratterizzato tradizionalmente il rapporto tra letteratura, arte e scienza e riconoscere il processo di osmosi che esse reciprocamente realizzano?

La geometria frattale configura un nuovo campo metaforico e teorico, la cui valenza creativa e cognitiva è sempre più avvertita ed inglobata da artisti di tutto il mondo. I rigidi confini che tradizionalmente hanno caratterizzato il rapporto tra arte e scienza, stanno via via crollando. L’interdisciplinarietà è estremamente aperta; non ha limiti, non ha confini, è infinita come la geometria frattale…

…certamente la ritrosia, i dubbi, l’isolamento non devono scoraggiarci…


L’intervista integrale è pubblicata sulla rivista: “VIATICO” Bimestrale d’arte e cultura contemporanea . Anno X - n° 40 - Settembre/Ottobre 2006.


HAEBEL (pseudonimo di Antonio D’Anna) è un artista napoletano trapiantato agli inizi degli anni “80 a Roma, dove ora opera con studio ad Ostia Lido. Haebel ha svolto una lunghissima attività artistica condotta sempre nel segno della sperimentazione e caratterizzata dal gusto per la raffinatezza delle tecniche espressive. Intorno alla metà degli anni “80, sulla scorta di un suo interesse per la Computer grafica, si è accostato all’arte frattale contattando prima lo stesso Mandelbrot e poi entrando in relazione attraverso il critico Pierre Restany con i primi artisti frattalisti francesi e tedeschi e attraverso questi con tutto il contesto del frattalismo internazionale. Ciò lo ha portato, tra l’altro, a redigere una monumentale e preziosa documentazione sull’arte frattale che è stata in parte presentata per la prima volta a corredo della mostra personale di Haebel , da me curata , al “Poiein”. La poetica di Haebel è indirizzata sostanzialmente ad indagare e visualizzare le leggi che regolano la geometria frattale con i mezzi e la libertà propri dell’arte. Il suo modo di operare risulta estremamente affascinante proprio nel ricondurre ad una entità linguistica tanto l’apporto del computer che quello delle tecniche pittoriche più preziose. Egli parte dalla composizione al computer di un elemento frattale minimale e lo fa poi iterare secondo un programma non predeterminato attraverso un apposito algoritmo. Il tracciato frattale che viene evidenziato nel video, e che possiede le proprietà dell’invarianza di scala e dell’autosomiglianza, costituisce il nucleo della futura opera pittorica. Egli, infatti, estrapola da questo contesto un solo momento della iterazione e lo traduce in opera pittorica originale dilatata nei suoi significati e nei suoi valori estetici dalle particolari scelte cromatiche e compositive. In genere egli è interessato particolarmente agli attrattori strani, ai momenti nei quali il processo caotico fa deviare l’iterazione dimostrando in ciò il limite più evidente della geometria euclidea.

Domenico Natale

Estratto da : Concetto frattale e arte - “Arte Napoletana nei Secoli”- a cura di Rosario Pinto - Euroedit - Napoli 1995.



Finalmente l'attesissimo catalogo ragionato, l'estetica del frattale, a cura di Haebel.
In cui ci sono interventi interessanti di artisti e critici internazionali .

Feedback positive - 100 x 100 cm, tempera su tela, 2014





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